STORIA DELL’ARTE ALL’ISTITUTO SVEDESE
DONNE DI ROMA – Socialità, attività e magnificenza in età moderna

20 maggio ore 18.00

Elisabetta Appetecchi
Da Cristina di Svezia a Violante Beatrice di Baviera
Ritratti di donne in Arcadia

Grazie a uno spoglio delle fonti manoscritte e a una ricognizione sistematica dell’ampia produzione a stampa dell’Arcadia, oggi è possibile proporre una nuova interpretazione della storia e dell’identità dell’Accademia. Da questo corpus emergono elementi inediti o poco noti relativi ai ritratti poetici di uomini e di donne illustri, da Cristina di Svezia fino a Violante Beatrice di Baviera, passando per Maria Casimira Sobieski, o di poetesse quali Elisabetta Girolami Ambra e Petronilla Paolini Massimi. Il presente intervento intende mettere in luce il ruolo e la rappresentazione di alcune figure femminili, ricostruendone i tratti poetici e il riconoscimento ottenuto all’interno dell’Accademia.

Elisabetta Appetecchi si è formata presso la Sapienza Università di Roma: dopo la laurea magistrale in filologia moderna ha trascorso un periodo di studi come borsista a Innsbruck presso il Ludwig Boltzmann Institute für Klassische Philologie und Neulateinische Studien. Ha ottenuto il titolo di dottore di ricerca nel 2022 con una tesi dal titolo «Observationes in versi. La poesia scientifica in Arcadia», di recente pubblicazione, in cui fornisce l’edizione critica di testi scientifici neolatini scritti dai gesuiti – e non solo –  per l’Accademia dell’Arcadia tra il XVII e il XVIII secolo.

Attualmente è assegnista di ricerca presso l’Università degli studi di Cassino e del Lazio meridionale. Lavora sui manoscritti dell’Accademia dell’Arcadia dal 2017. Dopo aver condotto uno spoglio sistematico dei manoscritti, sta pubblicando un loro indice tematico nell’ambito di un ambizioso progetto portato avanti da tanti studiosi relativo alla costruzione di un Atlante della cultura arcadica. Continua ad interessarsi alla storia della scienza e alle sue intersezioni con la letteratura; recentemente ha rivolto la sua attenzione ad altre accademie pastorali, come a quella dell’Addiaccio, breve esperienza condotta da Angelo Firenzuola nella città di Prato negli anni Quaranta del Cinquecento.