Conferenza
03/02 alle 18.00

L’Istituto Svedese, fondato a Stoccolma l’8 maggio 1925, iniziò ufficialmente la sua attività a Roma il 1 febbraio 1926. Per celebrare questa ricorrenza l’Istituto invita a una conferenza che inaugura la serie di eventi del centenario 2026.

Chiara Monterumisi e Monica Prencipe: La costruzione dell’Istituto Svedese di Roma tra visioni culturali e realtà materiali

Il contributo propone una rilettura critica della costruzione della sede dell’Istituto Svedese come esito di un processo articolato, in cui visioni culturali, strategie diplomatiche e condizioni materiali si intrecciano ben oltre il momento del cantiere. L’edificio viene interpretato non soltanto come manufatto architettonico, ma come punto di condensazione di pratiche, relazioni e negoziazioni che attraversano contesti nazionali e temporali differenti. L’intervento si articola in due parti strettamente interconnesse, fondate su un’analisi incrociata di fonti documentarie in parte ancora poco esplorate, conservate presso l’archivio dell’Istituto Svedese a Roma e numerosi archivi pubblici e privati a Stoccolma. Tali materiali costituiscono il nucleo di una recente ricerca condotta dalle due relatrici.

La prima parte ricostruisce il lungo percorso che precede l’avvio dei lavori, a partire dalla fondazione dell’Istituto negli anni Venti, in un contesto segnato dal progressivo consolidarsi della presenza svedese a Roma con lo scopo di ricerche ed insegnamento nel campo umanistico. L’analisi prende in esame le reti accademiche e personali, il ruolo della diplomazia culturale e le ambiguità del quadro politico degli anni Trenta, soffermandosi in particolare sull’accordo bilaterale italo-svedese del 1937, che rese possibile la concessione dell’area a Valle Giulia. In questa prospettiva, la costruzione dell’Istituto emerge come l’esito di una serie di scambi scientifici, economici e simbolici già attivi negli anni precedenti.

La seconda parte si concentra sulla dimensione materiale e operativa del cantiere (1938–1940) della nuova sede progettata da Ivar Tengbom sotto la direzione di Einar Gjerstad. Il cantiere stesso viene interpretato come uno spazio di mediazione transnazionale, in cui convergono pratiche culturali, competenze tecniche e relazioni istituzionali. Attraverso fotografie, corrispondenze e dettagliati diari di cantiere, l’analisi restituisce la complessità del processo costruttivo e mette in luce il ruolo di attori spesso marginalizzati dalla storiografia architettonica, quali direttori dei lavori, ingegneri, imprese, fornitori e mediatori linguistici. Particolare attenzione è riservata alle modalità di adattamento del progetto al contesto romano, tra vincoli tecnici, disponibilità dei materiali e crescente instabilità politica alla vigilia del conflitto.

La conclusione sposta infine lo sguardo sul secondo dopoguerra, evidenziando la persistenza degli effetti dell’accordo del 1937 oltre il cambio di regime. L’intesa che portò alla costruzione dell’Istituto Svedese a Roma costituì infatti la base giuridica e simbolica per la fondazione dell’Istituto Italiano di Cultura a Stoccolma, segnando il passaggio da una logica di propaganda culturale a una più articolata forma di diplomazia e soft power. Letti in parallelo, i due istituti si configurano come “avamposti culturali” di una relazione bilaterale capace di attraversare profonde fratture storiche, mostrando come l’architettura possa operare simultaneamente come infrastruttura materiale, strumento politico e dispositivo di lunga durata nelle relazioni internazionali.

Chiara Monterumisi è architetta e assegnista di ricerca presso l’Alma Mater Studiorum, Università di Bologna, dove ha avviato una collaborazione con l’archivio CSAC di Parma. È stata ricercatrice Post-Doc all’EPFL – École Polytechnique Fédérale de Lausanne
(2016–2020 presso il LCC Lab, prof. Luca Ortelli), dove ha svolto la ricerca Stockholm: Housing in the Interwar Period (progetto finanziato dallo FNS – Fondo nazionale svizzero per la ricerca scientifica), seguita dal progetto Copenhagen Housing Types. Nel 2015 ha conseguito il dottorato di ricerca in Architecture and Design Cultures presso l’Università di Bologna e in co-tutela con il KTH- Kungliga Tekniska högskolan di Stoccolma. Con il sostegno della Fondazione C. M. Lerici ha pubblicato Ragnar Östberg. Villa Geber: a house in the archipelago (Edibus, 2017), rielaborazione della sua tesi di dottorato. È stata co-curatrice di numeri monografici di riviste scientifiche (Urban Planning, 2019; Planning Perspectives, 2025) e co-editor del volume Kay Fisker. Copenhagen Housing Types (1936) and Row-house Types (1941) (EPFL Press, 2024). Ha inoltre co-curato diverse mostre, tra cui HOUSING Frankfurt Wien Stockholm (EPFL Losanna, 2018) e una sezione della mostra Landscape Archive (CSAC Parma, 2024).

Monica Prencipe è architetta e storica dell’architettura. Nel 2018 ha conseguito il dottorato di ricerca in Storia dell’architettura moderna presso l’Università Politecnica delle Marche, con una tesi dal titolo Building Exchanges (1895–1953): International Exhibitions and Swedish Resonances in Italian Modern Architecture, sviluppata in parte come Visiting Scholar al KTH- Kungliga Tekniska högskolan di Stoccolma (2017). Dal 2016 conduce un’ampia ricerca sulle biografie delle architette italiane, collaborando tra il 2019 e il 2022 al progetto Tecniche Sapienti, al fianco della prof.ssa Claudia Mattogno, presso la Sapienza Università di Roma. Sta attualmente completando la prima monografia su Elena Luzzatto, prima donna laureata in architettura in Italia, e il volume è di prossima pubblicazione. Nel 2022 ha ottenuto una borsa di ricerca della Fondazione C. M. Lerici per il progetto Italian Designers and the Role of the Nordiska Kompaniet (1902–1968) grazie alla quale ho svolto un periodo di ricerca a Stoccolma. Dal 2024 fa parte del progetto PRIN 2022 WAA – Women Atlas Archive.

Assieme Monterumisi e Prencipe hanno svolto ricerche in numerosi archivi a Stoccolma e Roma relativamente agli istituti dei due paesi, partecipando a pubblicazioni e seminari, nonché hanno curato la sezione svedese di Buone Nuove. Women in Architecture (Italienska Kulturinstitutet e MAXXI, Stoccolma 2023) incentrata su Ingeborg Wærn Bugge e Ingrid Wallberg, e sono co-editrici del volume collettaneo Canons and Icons. Re-wondering a Transcultural contamination (Quasar 2025).